La speranza come responsabilità

La speranza come responsabilità

Nel 1220, sei anni prima di morire, Francesco d’Assisi abbandonò la direzione dell’Ordine francescano, in durissima polemica con un’organizzazione che gli sfuggiva di mano e che non assomigliava più, se non come una caricatura, al movimento che aveva sognato di fondare. Il piccolo gruppo di compagni era cresciuto al di là di ogni previsione; la povertà era diventata un simbolo e non una pratica di vita, i frati vivevano in spaziosi conventi anziché dormire in strada, di guadagnarsi da vivere lavorando neanche se ne parlava piu …[…]

Comincia così un bell’articolo di Alessandro Barbero sul “la stampa” del 15/12/2015 che recensisce l’ultimo lavoro di Chiara Frugoni sulla personalità di Francesco e man mano procedevo nella lettura mi accorgevo che tanti pensieri di questo 2015 che si chiude, erano attuali anche ottocento anni fa.

La sensazione di non avere ottenuto il risultato che ci si prefiggeva, l’inadeguatezza delle parole, la frustrazione di quella che appare come una sconfitta, allora sulla vita religiosa, oggi sulla politica.

Sono pensieri che credo che attraversino la vita di tutti noi ciclicamente e coi quali spesso ci siamo trovati a fare i conti.

Allora però ci si ricorda che il successo e la realizzazione dei propri piani e delle idee, e perché no di qualche propria ambizione,  non è la misura della bonta delle proprie intuizioni.

Il successo è certo misura della politica. In politica si vince e , anche se questo non lo ammette nessuno, si perde.

Ma  vincere e perdere cosa significano quando non si riconoscono piu le idee che ci animano ?

Nella mia visione, e penso di poter parlare anche a nome di tanti altri, preferisco privilegiare le idee rispetto alla prassi, il metodo rispetto ai nomi, la testimonianza rispetto al successo.

Allora anche la sensazione di sconfitta ha un sapore diverso.

Piu dolce e forse migliore dell’amaro di certi successi.

Riguardo questo 2015 come fosse un libro sfogliandone le pagine, le esperienze, i momenti,e mi chiedo cosa rimane tra le pagine chiare e le pagine scure  come cantava De Gregori ?

Io credo che rimanga il bello, esperienze come i giorni trascorsi a Bose , le serate su temi forti, le amicizie e le discussioni attorno ad un tavolo sui massimi sistemi e le riflessioni non banali che quando siamo insieme riusciamo ad articolare.

Rimangono le nostre relazioni perche sono le relazioni che danno senso e gusto al vivere.

Rimane la scoperta di tante persone che ti portano un pezzo del loro vissuto e ti permettono di condividere il tuo,tra le tante Giulio Romani, il segretario generale della First cisl , che mi ha ridato un’opportunità manifestando il volto umano di una associazione sindacale che mi ha accolto e che continuo a sentire come la mia comunità.

Di tutto questo credo di dover ringraziare tante persone, e forse anche un luogo come CampoSamarotto che se non ci fosse sarebbe sicuramente un impiccio in meno per qualcuno ma una ricchezza in meno per ognuno.

Una ricchezza per ognuno di quelli che hanno partecipato e si sono impegnati al di fuori di ogni calcolo o convenienza.

Buon Natale e Buon Anno

Beppe

Francesco nella nativita

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Scritto da: Campo Samarotto

Categoria: Campo Samarotto
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