TIROCINI E “BORSE LAVORO”

TIROCINI E “BORSE LAVORO”

A seguito della riunione di Commissione V che ho tenuto oggi nella quale si è trattato il tema dei tirocini, vorrei puntualizzare alcune informazioni sulle quali, secondo quanto emerso in Commissione, è mancata in questi mesi una buona comunicazione.

Come sapete, la “borsa lavoro” è stato uno strumento largamente utilizzato in questi anni, ma con posizione anomala dal punto di vista giuridico, anche per questo la Regione Emilia Romagna ha approvato la legge 7 del 2013 “disposizioni in materia di tirocini” che modifica la legge 17 del 2005 nella parte in cui norma i tirocini.

Occorre puntualizzare che per le persone certificate sono previsti i tirocinio di tipo C, ovvero tirocini di orientamento e formazione o di inserimento e reinserimento in favore di persone con disabilità (ai sensi dell’art. 1, comma 1, della legge n. 68/1999 e della L.104/92 ) persone svantaggiate (legge n. 381/91), nonché richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale o umanitaria e persone in percorsi di protezione sociale (art.18 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286).
La durata massima di questa tipologia di tirocini è quantificabile in 12 mesi, ma la delibera regionale ha previsto una deroga alla ripetibilità sostanzialmente all’infinito, quindi “a tempo indeterminato”.

I soggetti che non presentano disabilità certificate di cui sopra, ma sono vulnerabili e fragili, seguiti dai servizi sociali e sociosanitari, i quali, in taluni casi, in questi anni hanno ricevuto una “borsa lavoro” con contributo economico da parte dell’ente locale, devono rientrare, secondo quanto disciplinato dalla legge regionale, in un tirocinio di tipo B, ovvero rientrano nei tirocini di inserimento o di reinserimento al lavoro, rivolti principalmente a disoccupati, persone in mobilità e inoccupati, ma attivabili anche in favore di lavoratori in cassa integrazione, sulla base di specifici accordi in attuazione delle politiche attive del lavoro per l’erogazione degli ammortizzatori sociali.
Le fragilità non certificate rientrano quindi nei tirocini formativi di tipo B secondo quanto previsto dalla delibera di Giunta che oggi abbiamo approvato in Commissione per un totale di 12 mesi entro i quali occorre che, attraverso un percorso formativo, i soggetti escano dalla vulnerabilità. I contribuiti per l’erogazione dell’indennità di partecipazione, in questo caso, sono a carico delle Istituzioni e non della impresa ospitante.

La Regione ha previsto convenzioni e modelli standard che dovrebbero rendere non difficoltosa per gli operatori sociali del territorio, dal punto di vista burocratico, la predisposizione dei progetti formativi per il passaggio da “borsa lavoro” a tirocini.

E’ solo attraverso l’istituto dei tirocini che possiamo dare risposte a tutto ciò che fino ad ora avveniva in modo giuridicamente scorretto e veniva effettuato (fatto) attraverso le cosiddette “borse lavoro”, figure non previste da alcuna normativa giuslavoristica e pertanto sottoposte a controlli e sanzioni da parte della Direzione Territoriale del Lavoro (DTL) che risponde direttamente all’amministrazione centrale dello Stato.
La “borsa lavoro” non è pertanto un titolo giuridico previsto formalmente; per entrare in azienda occorre essere dipendenti, consulenti e tirocinanti e sarebbe necessaria una legge Nazionale che disciplini le modalità di presenza giuridicamente garantite all’interno di qualsiasi impresa, anche pubblica, a garanzia dell’istituzione, della persona e dell’impresa ospitante.
E’ per questo che la Regione Emilia Romagna ha deciso di operare una sanatoria di questa situazione, puramente di carattere sociale, all’interno dell’istituto dei tirocini.

Nei prossimi giorni presenterò una risoluzione con l’obiettivo di prevedere percorsi di informazione degli operatori e forme di accompagnamento formativo nei territori.

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Scritto da: Beppe Pagani

3 commenti

  1. Gradirei sapere se le “borse lavoro” possono essere usufruite anche dai detenuti in art. 21 O.P. o in semilibertà.
    Grazie

    27 marzo 2014 @ 14:31
  2. Caro Beppe,
    è un piacere leggerti e vedere che sei sempre sul “pezzo”.
    Vorrei confermarti che il lavoro fatto con l’ultima delibera va nella direzione giusta e aggiunge un altro tassello di cui c’era bisogno al lavoro fatto fino ad oggi.
    Vorrei segnalarti un aspetto che fino ad ora, a mio avviso, non è stato affrontato con una visione d’insieme utile e sostenibile: le indennità di partecipazione ai tirocini.
    Quando parliamo di Borse Lavoro da convertire, dobbiamo avere chiaro anche il “reddito” che la trasformazione in TIROCINIO comporta e in quale quadro economico (riferito agli aiuti economici elargiti a chi è nella condizione di disagio in fascia C) nel quale si aggiunge questa indennità.
    Ti faccio subito un esempio concreto per darti la “misura” economica di cosa succede:
    – il signor B. M. (caso concreto di Borsa Lavoro) è inserito in un’azienda per 18 ore settimanali e percepisce, per la sua condizione di disabilità, la cosiddetta pensione di invalidità pari a € 279,19 e l’assegno di accompagnamento pari a € 504,07 mensili. A questo va sommata l’indennità minima di € 200,00 prevista dalla nuova legge sui tirocini per un totale di € 983,26.
    Per “fortuna il signor B. M. non supera le 20 ore settimanali di lavoro, perché se le superasse avrebbe diritto ad una indennità minima di € 450,00, e allora il suo totale arriverebbe a € 1.233,26 NETTI.
    I due contributi precedenti (pensione e accompagnamento) non determinano nessuna riduzione dell’indennità di tirocinio perché non sono IMPONIBILI IRPEF (cioè non sono tassabili) e quindi creano una situazione economica MIGLIORATIVA rispetto anche ad un vero inserimento lavorativo che, se avvenisse, creerebbe un “danno” economico all’interessato.
    Mi sembra che serva con urgenza un CORRETTIVO, prima di creare situazioni dalle quali diventerà veramente difficile rientrare.
    Ti ringrazio per l’attenzione e ti abbraccio con affetto.
    Ho preferito scriverti perché sono concetti che riesco ad esprimere meglio.
    Ermes Francisconi.

    27 marzo 2014 @ 19:51
  3. Caro Giuseppe,
    i tirocini di tipo c (che devono prendere il posto delle c.d. “borse lavoro” , che non sono mai state regolamentate) possono essere attivati anche in favore di “persone detenute o internate negli istituti penitenziari, i condannati e gli internati ammessi alle misure alternative alla detenzione e al lavoro all’esterno ai sensi dell’articolo 21 della legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni”, poiché questa è una delle categorie citate all’art. 4 della legge 381/91, che elenca le categorie di soggetti svantaggiati.

    Caro Ermes,
    l’osservazione è pertinente: al termine della fase di sperimentazione dell’attuazione del regime di deroghe introdotto con la delibera di giunta 147/2013, se i soggetti coinvolti lo riterranno opportuno, si potrà valutare la possibilità di modificare la parte relativa alla cumulabilità tra indennità e diverse tipologie di contributi.

    7 aprile 2014 @ 14:54