Newsletter n.50

Newsletter n.50

Torno da un recente viaggio in Terra Santa, porto con me le immagini dei luoghi, i volti, le storie che ho incontrato, la tragica realtà del popolo palestinese, la durezza della pace, le difficoltà del dialogo, la tensione che si percepiva nei Territori e nella città di Gerusalemme. Mi perdonerete quindi se in buona parte di questa newsletter, lo spazio solitamente dedicato alla politica sarà ceduto alle riflessioni date da questo viaggio.

È stato per me un ritorno a distanza di 6 anni, un momento anche personale di riflessione, ma anche una esperienza fatta soprattutto di incontri con singoli, comunità che vivono in quella terra di contrasti, le speranze (spesso frustrate), le intransigenze reciproche che impediscono una reale ricerca di una convivenza pacifica.
Gerusalemme, Hebron, Jenin, Ain Arik, luoghi sacri per i cristiani, gli ebrei, i mussulmani, ma anche luoghi della divisione tra israeliani e palestinesi, i luoghi della prima chiesa apostolica che vive in profonda minoranza la propria fede.
Il governo israeliano continua a tollerare e/o incentivare l’occupazione dei Territori attraverso insediamenti di coloni, molto spesso religiosi integralisti, e non si registra una reazione da parte di una sinistra israeliana sostanzialmente evanescente.
Tutto ciò oltre a ledere i diritti del popolo palestinese esaspera sempre più la popolazione, i giovani, spesso ridotti a subire restrizioni della libertà e quotidiane angherie ai check point.
Insomma a 6 anni di distanza dal mio ultimo viaggio mi pare che la strada della pace sia sempre più complicata. Di fronte alla presunta ostilità generale, denunciata a volte legittimamente da Israele, temo che l’innalzamento del muro abbia rafforzato in Israele il mito della “ricerca di sicurezza” e contemporaneamente ridotto alla insignificanza le forze progressiste interne favorevoli ad un reciproco riconoscimento.

C’è ancora molto da fare! E soprattutto si rafforza la consapevolezza che la questione arabo-israeliana sia “la Questione” primaria per il medio oriente e per la ricerca autentica di un politica di pace e confronto internazionale.
Il nostro Paese e la nostra Regione devono riprendere a svolgere un ruolo di mediazione e di sollecitazione del confronto. La Regione Emilia-Romagna è impegnata da numerosi anni con iniziative di cooperazione decentrata a sostegno del popolo palestinese. Attraverso la presenza di numerose ONG si sono realizzate con il parziale contributo della Regione importanti iniziative di sviluppo, di cooperazione, di tutela delle donne, di sostegno alla crescita di strutture e politiche, sociali, sanitarie. Un sostegno molto importante che continua, nonostante i tagli finanziari al sistema di cooperazione, ma che rischia di venire meno sotto i colpi di una vulgata giornalistica che, proprio in questi giorni, cerca di fare apparire come sprechi, “spese inutili”, gli investimenti in cooperazione internazionale.
La genericità e volgarità con cui una parte dei mass media mette all’indice tutto ciò come sprechi, spese pazze della politica, è francamente stucchevole.

Come Presidente della Commissione V dell’Assembla Legislativa, che tra le sue competenze annovera anche la cooperazione internazionale, ho potuto verificare l’entità dei contributi regionali e lo straordinario effetto moltiplicatore che essi producono mettendo in moto, attraverso le ONG, le Istituzioni territoriali e numerose partnership, una quantità di risorse aggiuntive di gran lunga superiore alla quota regionale che funge così da volano, permettendo di realizzare progetti di sviluppo, agricolo, imprenditoriale, cooperativo e/o sociale di grande rilevanza. In Palestina, Ucraina, Mozambico, nei territori Saharawi, Etiopia, nei Balcani ed in altri paesi ancora la Regione Emilia Romagna è presente attraverso le ONG della nostra terra per accompagnare progetti di sviluppo democratico, sociale, economico umanitario.
Scusate se potrà sembrare controcorrente rispetto alle polemiche di questi giorni, ma credo che vada detta una parola di verità rispetto alla urgenza di continuare tutti, Regioni e Governo, ad investire in cooperazione internazionale decentrata.

Chiuso il capitolo Terra Santa, per evitare di fare troppo lunga la newsletter, torno sulle questioni regionali e locali solo con qualche indicazione.

Qui sotto trovate le anteprime di tutte le notizie pubblicate sul sito. Voglio segnalarvi in particolare tre delibere passate dalla Commissione V che presiedo e particolarmente importanti:
-il programma triennale sull’integrazione dei cittadini stranieri
-il report intermedio sullo stato di attuazione sulla legge 5 del 2011sul sistema dell’istruzione e formazione professionale
-e la delibera che estende/chiarisce il funzionamento dei tirocini di tipo B in relazione alle vecchie borse lavoro.
Sul sito trovate ogni argomento trattato per esteso. Ci sono anche i 52 milioni di finanziamento del Fondo sociale 2014 e le tabelle con i fondi resi disponibili dal Patto di stabilità territoriale. Inoltre trovate la nuova legge sui caregiver famigliari con cui la Regione Emilia-Romagna riconosce e agevola questa importante funzione sociale.

Come al solito vi invito a scrivermi, per commenti, suggerimenti, critiche o richieste sul mio lavoro in Regione, sulla politica reggiana o altro, prometto di leggervi con attenzione e di rispondere a tutti.

Un’ultima cosa prima di salutarvi. Pochi giorni fa, alla soglia dei 90 anni, ci ha lasciato Ezio Raimondi, professore di italianistica a Bologna, grande intellettuale e presidente dal 1992 al 2011 dell’Istituto Beni Culturali della Regione.
Voglio unirmi ai tanti che in questi giorni hanno voluto ringraziarlo per il contributo dato alla cultura del nostro Paese e della nostra Regione e ricordarlo come hanno scelto di fare i suoi colleghi dell’IBC con queste parole del suo ultimo libro, un inno alla cultura e alla conoscenza:
“Sentivo per istinto che il rapporto con il libro annullava le differenze di classe: non c’erano più i poveri e i signori, ma uomini liberi che esploravano il possibile e, attraverso il fantastico e la sua raffigurazione, cercavano un senso più profondo del reale; nei libri c’erano gli esseri umani, con le loro verità, le loro parole profonde, le parole che toccano, che lasciano nel lago del cuore una risonanza che si prolunga nel tempo e mobilita quel tanto che c’è nella nostra fantasia” (Ezio Raimondi, Le voci dei libri, Il Mulino, 2012).

Cari saluti

Beppe Pagani

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Scritto da: Beppe Pagani

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