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Manodori: la distruzione di un capitale sociale
10 gennaio 2012
C’è una questione economico-finanziaria e c’è una questione di giustizia sociale: e’ in nome di questa che la politica, le istituzioni, quanti in un modo o nell’altro sono coinvolti nella vita della Fondazione Manodori debbono chiedere le dimissioni di coloro che, incuranti di ogni dissenso, di ogni appello alla diversificazione e al buon senso, l’hanno portata ad una situazione patrimoniale che realisticamente non sembra avere possibilità di ritorno.
La dura critica e l’appello partono dal Consigliere regionale del Pd, Beppe Pagani, proprio nel giorno in cui il Consiglio d’amministrazione e il Consiglio Generale dell’Ente sono stati convocati d’urgenza a seguito del collasso delle azioni Unicredit.
“Il problema non sta più nelle decisioni della Fondazione, ma nei dati”, spiega Pagani: “nel bilancio della Fondazione figura un patrimonio di circa 180 milioni di euro, 135 dei quali rappresentati da azioni Unicredit che oggi valgono poco più di 50 milioni. Questo significa che si è bruciato patrimonio vero, perché non pare davvero ipotizzabile che le azioni bancarie possano risalire , perlomeno in tempi considerabili ragionevoli, del 170%, riportandosi quantomeno ai valori iscritti a bilancio”. “cifre – precisa Pagani – che resterebbero comunque ben lontane da quei valori di mercato che, un anno fa, indicavano in 274 milioni il valore della partecipazione in Unicredit, dopo che già si era perso il 70% dal momento in cui la Fondazione era entrata nel Gruppo bancario”.
“Un anno fa – prosegue Pagani – definii sconcertanti le dichiarazioni del presidente della Fondazione Manodori, , a proposito della non ingerenza della Fondazione nelle autonome scelte del Consigliere di Unicredit nominato dalla stessa Fondazione”. “Possibile, chiesi in tempi non sospetti, che in Fondazione non si parli ogni giorno di un simile investimento cui si legano risorse fondamentali per tanta parte della società reggiana”?
“Allora venni criticato per questa presa di posizione che altro non rivendicava che chiarezza a nome di una comunità, ma così come allora presi atto che ero pressochè del tutto solo a sostenere questa posizione, oggi credo sarebbe opportuno che altri prendessero atto delle conseguenze etiche e civili che si debbono legare ad un disastro preannunciato ed evitabile se non vi fossero state troppe arroganze, troppa autoreferenzialità, scarsa capacità gestionale e anche troppi silenzi dentro e attorno alla Fondazione Manodori”.
Silenzi che hanno accompagnato tutti questi anni quando ripetutamente si era invitato a differenziare il ruolo della Fondazione dalla Governance della Banca preferendo ricapitalizzare la Banca per aumentare la presenza nel Board dell’Istituto di Credito.
“Le forze politiche, le istituzioni, le realtà economiche e sociali – conclude Pagani – hanno il dovere di far sì che questi atteggiamenti siano rimossi insieme a chi ne e’ stato portatore: non possono rimediare ai danni patiti dal patrimonio di una comunità intera, ma neppure possono pensare di essere osservatori preoccupati ed immobili”.
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1 commento
Desidero aggiungere una preve notazione a margine del Tuo interessante articolo che condivido. “A mio modesto” quanto sta avvenendo ed è avvenuto in queste settimane è solo un banale pretesto per sottrarre risorse e capitali sociali dalla Città di Reggio Emilia per regalarli al capitalismo privato di Unicredit. A mio avviso, non c’erano dubbi fin dalle prime mosse palesemente scorrette durante la creazione e nomina dell’organismo esecutivo della Manodori che la fazione di estrema destra del capitalismo Reggiano in colegamento con i banchieri dell’Unicredit aveva interssi anche a perdere la faccia pur di metter ele mani sul forziere fino a 7 anni fa gestito onestamente.
Ciao a tutti
Gianpaolo